Arte e storia fra dipinti, sculture e tessuti: le “tracce” della moda a Palazzo Pitti

A partire dal 2016, con la direzione generale di Eike Schmidt, quella che nel 1983 era nata come Galleria del Costume ha preso il nome di Museo della Moda e del Costume. Situato nell’ala meridionale della prestigiosa sede di Palazzo Pitti, vanta il ruolo di primo museo statale in Italia dedicato alla storia della moda e del costume, accogliendo al suo interno abiti ed accessori dal XVIII secolo ai primi decenni del secolo scorso, oltre ad alcuni esemplari cinquecenteschi. L’esposizione permanente ruota ogni quattro anni, in modo da conciliare ragioni conservative con una più possibile ampia fruizione della collezione da parte del pubblico.

Lo scorso anno è stata inoltre ideata al suo interno una mostra in più appuntamenti che ogni sei mesi rinnova l’allestimento, il cui materiale esposto si compone di una suggestiva combinazione di abiti conservati nel museo e di opere d’arte provenienti dalle collezioni della Galleria di Arte Moderna.  Attualmente è in corso il secondo capitolo di “Tracce. Dialoghi ad arte nel Museo della Moda e del Costume”, visitabile fino alla fine dell’anno. A cura di Caterina Chiarelli, Simonetta Condemi e Tommaso Lagattolla e con allestimento di Mauro Linari, il percorso espositivo consta di un vero e proprio viaggio sala dopo sala, attraverso i secoli ma soprattutto attraverso i tessuti degli splendidi abiti che instaurano un dialogo con le opere a loro accostate.

Oltre ai raggruppamenti tematici, sono presenti anche approfondimenti su alcuni stilisti. Con pochi capi esposti e con grande efficacia visiva – data anche dalla chiarezza, per nulla scontata di questi tempi, dei pannelli esplicativi all’interno delle sale – è possibile comprendere quali siano stati gli elementi di novità che hanno fatto passare alla storia alcuni dei grandi nomi del mondo della moda. Non poteva per esempio mancare, in una mostra che vuole suggerire un colloquio fra moda e arte, la figura di Fiorucci, che ha guardato all’arte di strada e all’arte pop collaborando con Keith Haring e Andy Warhol e facendo un uso completamente nuovo del tessuto di jeans. Viene poi presentato il procedimento di stampa su pelle brevettato da Roberto Cavalli negli anni ’60, oltre ad altre tecniche quali l’applicazione della pelle su pelle con particolari effetti materici e cromatici. Un importante pezzo di storia è rappresentato anche dall’introduzione del tailleur nel mondo femminile ad opera di Coco Chanel nel 1917, di cui sono presenti in mostra varie derivazioni.
Il risultato è un colloquio perfettamente riuscito fra arte e moda, oltre che fra esposizione e visitatore. Un interessante modo, insomma, per visitare Palazzo Pitti e per conoscere un po’ della nostra storia seguendo una strada meno consueta, ma consigliatissima.