Arte contemporanea in Piazza della Signoria: quando il presente e il passato si scontrano

Chiunque attraversi Piazza della Signoria in questo momento non può certamente fare a meno di notare un gigantesco “intruso”. Si erge infatti per ben 12 metri una delle sculture esposte attualmente in piazza, opera dello svizzero Urs Fisher dal titolo “Big Clay#4”. Ad essa si accompagnano poi, sull’Arengario di Palazzo Vecchio, due statue in cera (“2 Tuscan Men”) raffiguranti Francesco Bonami e Fabrizio Moretti: rispettivamente curatore e ideatore – insieme a Sergio Risaliti – dell’iniziativa. Si tratta del terzo episodio in due anni in cui l’arte contemporanea approda nello spazio aperto di Piazza della Signoria, dopo i casi di Jeff Koons nel 2015 e di Jan Fabre nel 2016. Una proposta, secondo il sindaco Dario Nardella, che ha un preciso intento da parte della città di Firenze: dimostrare di essere in grado di promuovere il presente senza cristallizzarsi nell’alveo della tradizione.

Jeff Koons, Pluto and Proserpina (Piazza della Signoria, 2015)
Jeff Koons, Pluto and Proserpina (Piazza della Signoria, 2015)
Jan Fabre, L'uomo che misura le nuvole (Piazza della Signoria, 2016)
Jan Fabre, Cercando Utopia (Piazza della Signoria, 2016)

Ma cosa significa davvero esporre arte contemporanea in uno dei luoghi simbolo del Rinascimento italiano?

Significa, innanzitutto e senza alcuna ombra di dubbio, far discutere. E qualcuno potrebbe osservare che quindi, a prescindere dal tono con cui si consumano le discussioni che si legano a questo fenomeno, l’obiettivo sia stato raggiunto. Perché, come sostengono in molti, è proprio su questo che punta l’arte contemporanea: far discutere. Ma spesso sfugge quello che dovrebbe, in egual misura e forse anche di più, essere lo scopo di un’opera d’arte che non fornisce gli strumenti figurativi necessari per essere di immediata comprensione: far riflettere. E quale riflessione può suscitare una scultura il cui linguaggio non solo è distante da quello di opere illustri che la circondano, ma che non viene neanche in alcun modo veicolato per arrivare al pubblico? In che modo può rivelarsi costruttivo un confronto fra il presente ed il passato, se non c’è dialogo fra le due componenti? Il rischio che si corre è che diventi semplice arredo urbano e, in quanto tale, valutabile solo in base alle sue qualità estetiche. Crolla dunque qualunque riflessione possibile, fatta forse eccezione per la più sterile di tutte: quella che porta ad un inutile e ridicolo paragone con le preesistenze. Dimostrando quella fossilizzazione nel passato che, a ben pensarci, era esattamente ciò che si voleva evitare.

Urs Fischer, 2 Tuscan Men (Piazza della Signoria, 2017)