La metamorfosi del rapporto tra “Bello” e Arte nei secoli

Nell’antichitá l’opera d’arte era imitazione della natura e aveva lo scopo di contemplare e rappresentare il Bello. Ma cosa intendevano con questo termine i Greci?

Kalón (bello) per gli antichi era uno degli elementi che costituivano l’ordine universale insieme al bene e alla ragione, aveva quindi un valore estremamente importante e profondo che non ha nulla a che fare con il termine che usiamo comunemente tutti quanti. Detto ciò è più semplice capire perché l’oggetto artistico, quindi l’arte di per sé, non riguardasse solamente la figura e la sua rappresentazione. Il concetto doveva andare oltre, a scavare nel significato intrinseco della raffigurazione, nel suo legame con il kosmós

Ma al giorno d’oggi il discorso è cambiato radicalmente, già dal ‘700 in realtà il significato ha iniziato ad assumere sfumature diverse, questo grazie al filosofo Baumgarten. A lui va attribuita l’invenzione del termine estetica così come lo conosciamo oggi, è stato lui infatti il primo ad utilizzarlo nella storia della filosofia. Baugarten la definì come: 

“Scienza del Bello, delle arti liberali e gnoseologia inferiore, sorella della Logica”.

Quindi a partire dall’antichità, passando per il medioevo e fino ai bagliori dell’epoca moderna, Bello e arte si sono mossi in sintonia, osservandosi a vicenda e acquisendo continui stimoli e richiami l’uno dall’altra.Ma l’arte contemporanea ha messo fine al legame una volta per tutte. Oggi quando parliamo di arte e quando parliamo di estetica o di bellezza non parliamo più necessariamente della stessa cosa. Da decenni ormai gli artisti non cercano più di imitare la natura. La studiano sicuramente e interagiscono con essa, la rispettano e la riproducono anche, ma la relazione è un puro e semplice apprendimento. Già Cezánne, che raffigurava la sua amata montagna, applicava alle sue opere uno studio delle forme più semplici e basiche esistenti in natura e volte a definire la stessa.

Anche le Avanguardie nel loro bisogno di creare nuovi canoni e meglio ancora di abbandonarli totalmente, non hanno mai dimenticato il legame primordiale con il mondo circostante, quello puro e privo di artifici. Prendiamo come esempio Fontana e le sue opere che tramite squarci e tagli netti sfondano lo spazio e vanno ad unire finalmente il lavoro dell’artista all’ambiente circostante.

Distruggeva la materia per creare una connessione tra i due mondi dell’arte e della natura. Ma possiamo definire belle le sue opere? Noi amanti dell’arte, sì, certamente. Ma non parliamo di bellezza oggettiva, eppure i suoi “tagli” sono considerati capolavori. Ecco allora che un’opera d’arte non ha più bisogno di essere “bella” per venir considerata tale.La differenza con i grandi del passato sta proprio nel fatto che quelli del presente hanno abbandonato regole e tradizioni per concentrarsi sul concetto e sul messaggio che l’arte vuole trasmettere.