Le contaminazioni luminose di Caravaggio nelle foto di Andrea Righetto

Da anni, artisti e non di tutto il mondo, prendono in prestito idee, colori o poetica dai loro predecessori. Accade con i dipinti, con la musica, con i film. L’esempio che vi voglio proporre oggi parte dalla pittura e arriva alla fotografia. Per i più esperti forse è facile capire di chi sto parlando; esiste infatti (o meglio, è esistito) un pittore che ha impostato le basi della moderna fotografia facendo della luce il suo strumento preferito. Sto parlando di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Famoso per le sue tele dall’atmosfera drammatica, dovuta appunto alla forte contrapposizione tra chiaro e scuro, Caravaggio era particolarmente interessato alla verità è alla purezza delle cose, alla loro bellezza ma anche alla loro bruttezza, essendo essa parte intrinseca della natura. È proprio la parte meno estetica della realtà quella più carica di dramma e tensione perché racconta il mondo vero e proprio, non quello idealizzato. Per mettere in risalto i suoi soggetti, il Merisi li fa emergere dal buio accentuandoli a volte con la luce e a volte con l’ombra. A questo scopo usava disporre i suoi modelli in stanze completamente nere in modo che la luce non si riflettesse sulle pareti e si concentrasse invece sulle figure.

La stessa tecnica è oggi ripresa da un giovane fotografo, Andrea Righetto, vincitore del premio UVA alla sezione Fotografia Beginner, che da grande appassionato della pittura caravaggesca, realizza scatti carichi di pathos pur mettendo in scena come protagonisti semplici oggetti della vita quotidiana. Anche lui come Caravaggio fa della luce il suo strumento principale. Pochissima attrezzatura, una macchina fotografica, e un qualsiasi oggetto trovato in casa dal cactus al carciofo fino anche al pelapatate, trasformati poi in elementi carichi di drammaticità. Come questo grappolo d’uva, in cui vediamo le contaminazioni del Bacchino Malato del Merisi.

Caravaggio, “Bacchino Malato” (1593), particolare
Andrea Righetto, “Uva in chiaroscuro”

Andrea non utilizza pareti tinte di nero, soprattutto perché crea i suoi set in casa e quindi si adatta all’ambiente che ha a disposizione, ma si affida interamente agli effetti delle luci. Anche questa Carota messa in scena come se fosse un pugnale, assume un valore totalmente diverso da quello che avrebbe realmente, merito anche della scelta di raffigurarla in bianco e nero, tecnica particolarmente cara al fotografo che solo negli ultimi tempi ha iniziato ad esplorare il colore.

Il Coltello

Personalmente trovo meraviglioso vedere giovani artisti attingere alle opere dei grandi maestri del passato. Seppur non ne abbiano bisogno, credo che questo aiuti a conferire loro quella fama eterna che meritano e che sarà frutto di chissà quante altre contaminazioni, mezzo importante per la realizzazione di chissà quali capolavori del futuro.


Altri lavori di Andrea Righetto li trovate nel suo profilo Instagram: www.instagram.com/andrewstripes/