7 cose che devi sapere prima di andare a vedere la mostra su Toulouse-Lautrec a Milano
Chi é Toulouse-Lautrec?

È inutile che facciamo gli sgargianti simulando vaste conoscenze in ambito artistico. Henri de Tolouse-Lautrec l’abbiamo solo sentito nominare un paio di volte al liceo, that’s it. É imbarazzante, lo so. Per questo qui di seguito trovi tutte le informazioni necessarie per rimediare e sbaragliare gli amici nelle conversazione di alto spessore (e convincerli ad accompagnarti alla mostra).

1) Parigi di fine ‘800 “the place to be”:

La costruzione della Tour Eiffel in occasione dell’ Exposition Universelle del 1889

Siamo nella Bella Epoque, Parigi è rifiorita ed è il centro delle arti e delle Avanguardie: gli Impressionisti espongono nelle gallerie, le vie sono brulicanti di carrozze e i primi lampioni illuminano la città. Forte di due grandi esposizioni universali, Parigi è anche la città delle scoperte scientifiche e tecnologiche, della nascita della fotografia e del cinema, delle stravaganze e delle curiosità esotiche. Ma soprattutto, Parigi, e nello specifico Montmartre, è sede dei divertimenti e della vita notturna, delle ballerine del can-can, dei bevitori di assenzio e degli artisti bohémienne, qui si dispiega:

«lo spettacolo della vita alla moda e le migliaia di esseri – criminali e mantenute – che galleggiano alla deriva nei bassifondi di una grande cittá». (- Charles Baudelaire)

Un enorme parco giochi fatto di contrasti. Un set affascinante per i personaggi bizzarri e disgraziati che il nostro pittore immortala quasi come in fotografia.

2) Tyrion Lannister esiste e vive a Parigi

Toulouse-Lautrec immortalato in alcuni scatti dell’epoca.

Se siete fan del Trono di Spade saprete di chi sto parlando. Se non lo siete, va bene comunque: importante personaggio della famosa serie TV, Tyrion é uno dei discendenti della nobile casata dei Lannister, é un tipo ironico e brillante, beve molto e ama la compagnia delle prostitute. Ed è un nano.
Ecco Toulouse-Lautrec non era molto diverso. Discendente della nobile casata dei Toulouse, che vanta origini risalenti a Carlo Magno, trascorre la propria infanzia tra i palazzi di famiglia. Finché, cadendo, si rompe entrambe le gambe. Le fratture col tempo si saldano, ma le gambe cessano di crescere (probabilmente a causa della malattia ossea causata dalla consanguineità dei genitori, che erano cugini). Toulouse-Lautrec non era un nano, ma un adulto con le gambe di un bambino.

Trovatosi a convivere con la propria deformità, si costruisce un personaggio, una “maschera”: un buffo dandy dalla battuta pronta che gironzola per le strade del quartiere e disegna nei locali notturni, un nanetto eccentrico che ama farsi fotografare travestito da pagliaccio. Ma nel profondo, un uomo che non riesce ad accettare la propria condizione e che si strugge in un continua ricerca di sollievo e autodistruzione.
Si circonda di amici, beve molto, si innamora delle ballerine del Moulin Rouge senza essere corrisposto e dorme nelle case chiuse.
Insomma, che George R.R. Martin (lo scrittore del Trono di Spade) si sia ispirato al nostro pittore?

3) Elefanti, ottovolanti e ballerine fluorescenti:

Nessun viaggione. La Belle Epoque era proprio così. O almeno lo era Montmartre, il quartiere avanguardista per eccellenza. I locali, sempre affollati, facevano a gara per attirare la clientela a suon di novità.
Il Moulin Rouge era la sala da ballo più famosa e originale: schiere di ballerine agitavano le gonne mostrando le mutandine di seta, i turisti accorrevano da tutta Europa per ammirarle e Toulouse-Lautrec, seduto al suo solito tavolinetto, disegnava. Nel giardino per qualche tempo campeggiava un enorme elefante, che fungeva da palco per l’orchestrina. Il Moulin Rouge non era l’unico locale a ricorrere a insolite scenografie: il cabaret L’Enfer(l’Inferno), ad esempio, sembrava una casa dell’orrore, e all’interno non era da meno.

Al teatro di varietà Le Folies Bergère, locale che ispirò anche Manet in un suo famoso dipinto, si alternavano numeri di illusionismo, incantatrici di serpenti, un canguro pugile e la strepitosa danzatrice Loïe Fuller, che creava fantastiche coreografie agitando i lunghissimi veli in cui era avvolta e utilizzando proiettori colorati, specchi e anche materiali fluorescenti radioattivi.
Toulouse-Lautrec in questo mondo ci sguazzava: attratto dalle persone più che dai luoghi, dalle espressioni del viso più che dagli sfondi, dal tratto deciso più che dall’impressione, l’artista dà vita ad un bestiario umano dell’epoca, lasciandoci splendide testimonianze di personaggi e luoghi ormai dimenticati. Toulouse ritraeva i tipi umani nella loro essenza, caricature precise dell’interiorità dei personaggi. Maschere tutte differenti nella giostra turbinosa di Montmartre.

4) Un markettaro d’ altri tempi:

Affiches: Jane Avril, Moulin Rouge — La Goulue, Aristide Bruant all’ Ambassadeurs e Divan Japonais

Ormai siamo talmente abituati e assuefatti alla pubblicità che nemmeno la notiamo, e ci dimentichiamo che, beh, non è sempre esistita. Per esempio all’epoca di Toulouse-Lautrec rappresentava una novità, e gli artisti ed illustratori iniziavano a sperimentare per la prima volta il linguaggio grafico del manifesto.
Quando Charles Zidler, il proprietario del Moulin Rouge, chiese un manifesto pubblicitario per il suo locale proprio a Toulouse, uscì fuori qualcosa di rivoluzionario: l’immediatezza, lo stile essenziale ed efficace e i colori vivaci del manifesto regalarono al Moulin Rouge un successo e un’affluenza senza pari. Parigi fu tappezzata con 3000 copie dell’affiche, e il pubblico ne rimase affascinato. Anche Lautrec, di riflesso, divenne famoso, e da allora iniziò la fortunata produzione di manifesti, sviluppando uno stile unico e un linguaggio visivo sempre più minimal ed personale.
Il Moulin Rouge, il Divan Japonais, la ballerina Jane Avril e l’attore Aristide Bruant… Tutto ciò che Toulouse-Lautrec pubblicizzava otteneva successo.

5) Un Vincent per amico:

Ritratto di Vincent Van Gogh, 1887 - Henri de Toulouse-Lautrec

Conosceva tanta gente, Toulouse-Lautrec, ma soprattutto, da bravo aristocratico, conosceva quella giusta. Conosceva Vincent Van Gogh, ad esempio, ed erano pure amici. Al quel tempo però il pittore olandese non era molto noto né ben visto e la sua arte non era molto apprezzata. In pochi credevano in lui, e tra questi c’era Toulouse, che si innamorò dal primo istante del suo stile filamentoso e dei suoi colori fiammeggianti, e ne trasse ispirazione per i suoi dipinti. Pare che ne fosse tanto affezionato da difenderlo con slancio dalle critiche, al punto da accettare di confrontarsi in un duello a singolar tenzone, che per fortuna non ebbe mai luogo.
I due condividevano, oltre alla passione per l’arte, i dolori e i turbamenti delle loro vite, annegandoli tra le chiacchiere in bicchieri di assenzio.

6) Sono giapponese:

Le stampe giapponesi erano di gran moda, e tutti gli artisti, Toulouse-Lautrec compreso, iniziarono a collezionarle — immaginatevi pure lui e Van Gogh scambiarsele come le figurine-.
Su di lui in particolare ebbero una grande influenza e furono determinanti nel definire lo stile delle affiches, dove c’era bisogno di semplicità e chiarezza. Di Utamaro, Hiroshige e Hokusai riprese la linea, l’espressività dei personaggi, la costruzione dell’immagine, le silhouette, le figure e le tinte piatte a grandi campiture.
Di Utamaro, nello specifico, riprese il tema delle Case Chiuse: anche il giapponese aveva realizzato una serie di stampe sul tema, con scene sia quotidiane sia pornografiche.
Nella mostra ci sarà modo di fare i confronti e di notare con chiarezza le similarità. Un punto interessante su cui investigare e “trovare le differenze”.

7) Eros e Thanatos:

Eros come il piacere squallido e claustrofobico delle prostitute nelle case chiuse, Thanatos come una morte precoce, triste epilogo di una vita spinta al limite.
Si riporta proprio al 1896, l’anno in cui Toulouse-Lautrec iniziò a frequentare e a disegnare le case di tolleranza, la data di inizio della fine. Per lui le prostitute erano una grande fonte di ispirazione artistica: le ritrae senza giudizi e senza erotismo, nella loro vita di tutti i giorni, sfatte e reali. Ma le opere che realizza su questo tema non hanno il successo sperato: le scene di noia e routine di luoghi così controversi spiazzano il pubblico, molti lo criticano, altri si scandalizzano. Eppure sono capolavori.

Da quel momento, però, forse per l’ambiente degradante, forse per la fame insaziabile di stimoli che gli riempissero i pensieri (e i quadri), il vizio del bere si tramuta in un grave alcolismo: il suo tipico buonumore sfuma in un carattere iroso e paranoico e dopo poco tempo viene colto da un attacco di delirium tremens.
La morte sopraggiunge nel 1901 a soli 36 anni. Toulouse-Lautrec muore logorato dagli stessi piaceri che l’avevano anzitempo salvato. Lascia una Parigi in trasformazione, lanciata a razzo verso il nuovo secolo.

Bene, ora sei a grandi linee preparato sul tema.
Ma lo stile? I dipinti? Le opere? … niente spoiler, per quello dovrai vedere la mostra!

Qui le info: toulouselautrecmilano.it

See you there,
Toulouse