12 Artists Under25 Calendar

Twenty Cent
Art Group
x
Tipografia
Toffanin

Su commissione di Tipografia Toffanin, Twenty Cent ha curato la redazione del calendario aziendale 2017 impegnandosi nella selezione di 12 artisti Under25 di provenienza veneta, dei quali sono state stilate delle brevi biografie e scelte delle opere significative da inserire nel calendario.

Con l’occasione di Cerebration Fest i dodici artisti esporranno i loro lavori in un unico contesto e per la prima volta tutti assieme ponendo a confronto le loro arti.

GENNAIO : GIACOMO CARMAGNOLA

GIACOMO CARMAGNOLA

È un artista che crea le sue composizioni utilizzando la tecnica del Glitch Collage, che a sua volta è un derivato della Glitch Art. I suoi lavori mirano a restituire una pura estetizzazione dell’immagine tramite la distorsione di essa. L’errore digitale diviene elemento estetico che corrode, disturba l’immagine e annebbia la visione. I soggetti selezionati sono scelti senza il desiderio di seguire un preciso fil rouge tematico, ma vogliono essere una mera creazione estetica che lascia spazio all’interpretazione propria di ogni fruitore. Tra le sue creazioni compaiono spesso immagini sacre, in un sincretismo religioso che non vuole esporre alcuna opinione, ma semplicemente usare un soggetto che infiamma le masse non appena viene trattato.

Altra serie che incuriosisce è quella costellata di ritratti fotografici riesumati dei primi anni del Novecento, dove il monocromatismo della lastra fotografica stride con l’esplosione di colori digitali creando un accostamento inconsueto che sconvolge e disorienta. L’artista non vuole provocare ne inneggiare ad un dibattito filosofico-religioso, le sue immagini deturpate graffiano, generano disturbo e indagano un mondo di immagini che non hanno bisogno di essere turbate in quanto già drammatiche, evocatrici o bandiere di quieta grandezza; il suo compito consiste proprio nello sciogliere tutto ciò, in quanto esteta che vuole intervenire su qualcosa di già pronto ad essere consumato in quanto tale.

Intervista a Giacomo

Giacomo Carmagnola, "Caligula"

FEBBRAIO : CATIA SCHIEVANO

CATIA SCHIEVANO 

Nata a Castelfranco Veneto il 23 Luglio 1993, ha conseguito il diploma presso il Liceo Artistico Statale di Treviso proseguendo poi gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 2016 partecipa a “Natura impressa” mostra collettiva e Open-Studio Progetto Borca, Borga di Cadore villaggio Eni, nel 2015 invece prende parte alla Mostra collettiva “Ri-configurare”, Ufficio d’arte Progetto Giovani, Centro Culturale Altinate San Gaetano, Padova, nel 2014 la vediamo al Workshop Laboratorio aperto di Pittura e Disegno, Mostra collettiva, a cura di Carlo Di Raco, Miriam Pertegato, Martino Scavezzon, Capannone n.35, Forte Marghera (Venezia), mentre nel 2013 è alla Mostra collettiva Art Night, ”Il talento senza i maschi”, a cura di Francesca Zucca, Carlo Di Raco, Miriam Pertegato, Atelier F, Accademia di Belle Arti, Venezia.

L’arte di Catia è un’arte gentile che racconta e sussurra, un’arte delicata per momenti delicati, facenti parte di un mondo sempre presente. La pittura di Catia non cerca l’evento, il caotico e brulicante mondo della confusione, il mondo della merce scintillante e dei saldi d’emozioni forti, regalate tramite immagini che graffiano. Il mondo che anima la pittura dell’artista immortala attimi di vita semplice, dove l’emozione va estrapolata dall’atto statico quotidiano in maniera delicata, con cura, con occhio sensibile. Le cromie dell’arte di Catia cullano l’occhio, non lo violentano. I colori delle sue opere invitano, con inchini e riverenze, chi li guarda a concedersi a degli istanti di pace, di breve apnea. L’osservare un’opera di Catia è come immergersi in una teca di vetro piena d’acqua e da qui guardare in silenzio, con le orecchie tappate, il mondo all’esterno. Isolati e immersi nelle sue opere s’ammira la vita semplice. In sintesi l’arte di Catia è un’educatrice, un piccolo manuale di istruzioni che insegna a estrapolare da ogni frammento di quotidiano la linfa vitale che questo porta con se.

→ Intervista a Catia

Catia Schievano, "Una tasca e le cose"

MARZO : MICHELE SAMMARCO

MICHELE SAMMARCO

Nasce nel 1991 e cresce a Padova. Oggi vive a Milano e attualmente frequenta il corso in regia cinematografica presso la Civica Scuola di Cinema di Milano. Il suo curriculum vanta una laurea conseguita in Arti Visive e dello Spettacolo all’università IUAV di Venezia con una tesi sul cinema artistico, “Tra Cinema e Arte Contemporanea”. Michele ha voluto presentare un percorso di confronto tra il film: “Zidane. Un Ritratto del XXI Sec.”, “Lo Zio Boonmee che si ricorda le sue vite precedenti” (film vincitore della Palma d’Oro al 63°Festival di Cannes) e “Le quattro Volte”; volendo dimostrare la sua passione per le opere ibride, ai confini tre le arti e il cinema documentaristico.

Parallelamente alla sua poliedrica carriera di formazione, Michele ha seguito singoli corsi presso l’Università Cà Foscari di Venezia, dimostrando la tenace volontà e carattere artistico, spingendosi oltre a quello che sarebbe stato il classico piano di studi previsto.
Dalla richiesta di raccontarsi in tre minuti nasce “Questo sono io”. È quindi una carta d’identità alternativa, una presentazione di sé eseguita con i mezzi tecnologici oggi a nostra disposizione. Un video ritratto così lo definisce l’artista con approccio osservativo, tipico di chi come Michele è appassionato di documentari cinematografici: “Senza nemmeno rispondere ai quesiti di mio nonno che prosegue così in un monologo personale alternato da immagini e video d’archivio”.

Video di Michele

Michele Sammarco, "Questo sono io"

APRILE : DAVIDE GABRIELE

DAVIDE GABRIELE
Nasce nel 1991 in provincia di Bari dove si diploma in studi classici ma la città che plasma la sua sensibilità è Venezia. È qui infatti che sceglie di frequentare l’università d’architettura IUAV per poi proseguire a Lisbona presso l’Università Lusiada. Grazie agli studi eseguiti a Venezia egli riesce a trovare dei modi e delle tecniche del tutto dissonanti con tale disciplina, l’architettura: la pittura e la fotografia. Instancabile innovatore, partecipa ai suoi primi concorsi di progettazione e coltiva percorsi di ricerca personali all’interno dell’ambiente universitario veneziano, promuovendo e costruendo iniziative collettive facendosi contaminare da più scuole di pensiero.

Dipinge infatti anche durante festival in discoteca o in città riuscendo a trovare influenza diretta della musica sulla sua arte relazionandosi persino con la poesia. Partecipa a mostre collettive accanto a personalità influenti di diverse generazioni. Oggi collabora nella scrittura di nuovi testi sull’Architettura ove esercita la tutela e la conservazione in documenti scritti dove l’Architettura è presentata come risultato totale dato dall’urbanistica e la società descritta e criticata.

Davide Gabriele, "La fabbrica dei sogni ritrovati"

MAGGIO : SIMONE CONTI

SIMONE CONTI

Nato a Padova il 15 Giugno 1993, non intraprende, durante il percorso liceale, la carriera artistica, scegliendo invece quella scientifica, frequentando il liceo I. Nievo per poi proseguire gli studi alla Scuola Italiana Design di Padova senza tuttavia abbandonare la passione per il disegno che coltiva da quando era bambino, e sarà proprio alla pittura che dal 2014 si dedicherà più di ogni altra tecnica. Per Simone la pittura è il mezzo più espressivo e immediato con il quale la sua anima si esprime: «prima di ogni quadro chiedo alla persona a cui sto facendo il ritratto di che colore è la sua anima, come si sente in quel momento del giro di giostra che noi chiamiamo vita. […] Ogni colore identifica un esatto significato che non è da trascurare, il perchè qualcuno preferisca un colore rispetto ad un altro dipende solo dall’animo del soggetto. Dipingo a campiture piene non a sfumature perchè la vita è fatta di momenti singoli, lunghi quanto una pennellata che noi ogni secondo creiamo e in un secondo si può provare solo un’emozione singola».

Al termine di ogni dipinto Simone chiede alla persona ritratta o alle persone che lo circondano (nel caso di paesaggi o personaggi famosi) di prendere in mano il pennello e di “completare” il dipinto facendo una pennellata in modo molto libero e spontaneo nel punto che si vuole. La soddisfazione di poter dire ad una mostra “Oi lo vedi quello? Si, quella pennelata? L’ho fatta io” è per Simone una delle più grandi vittorie. In occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Art Studio a San Donà di Piave, la pittrice Tatiana Carapostol ha descritto i quadri di Simone come «istanti di vita, percezioni immediate di una realtà multiforme in cui il pittore seleziona ed esterna in immagini emozioni vissute, un ricordo lieto, un sentimento. L’artista utilizza una tecnica pittorica stilisticamente figurativa ed accademica, scevra da manierismi estetizzanti, subordinata all’intento di cogliere realisticamente ciò che egli osserva per svelarne le sensazioni recondite e ricercare negli elementi raffiguranti il perfetto equilibrio tra forma e sostanza».

Intervista a Simone

Simone Conti, "La Specola"

GIUGNO : GIOVANNI POZZOBON

GIOVANNI POZZOBON

Nato a Treviso il 4 Maggio 1994, ha conseguito il diploma presso il Liceo Artistico Statale di Treviso proseguendo poi gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nella sezione di scultura. L’Arte di Giovanni mira a fare qualche passo indietro rispetto all’arte concettuale oggi imperante, la sua è una modalità d’arte che punta alla comunicazione con l’osservatore tramite la sua forma. Sono la manifattura, la perizia tecnica, la combinazione perfetta tra luci e ombre che solcano le sculture dell’artista, i veri comunicatori, coloro cui spetta il compito di emozionare. È la purezza della forma, un mero piacere estetico, che va a curare tramite la sola percezione visiva le fratture dell’animo umano. “L’arte deve essere cura per l’animo umano. Sanatrice dell’Io interiore. Per questo credo in un ritorno all’ordine.” scrive lo stesso Giovanni. Chiunque può dunque essere curato da un’arte così perfetta, dove il bello ideale di una scultura classica sposa l’impetuoso sublime romantico e s’intinge nel folgorante sfarzo dorato della statuaria barocca. É un’arte colta quella di Pozzobon, un’arte che porta con se lo studio, nonché una magistrale applicazione, della disciplina plastica e la conoscenza dell’opera di chi si è dimostrato un vero baluardo dell’arte scultorea nell’intero panorama della storia dell’arte. Si badi però a non cadere nell’etichettare l’opera dell’artista come una “mise ensemble” di spunti storici tecnicistici, perché l’arte di Giovanni è opera frutto di un pensiero giovane, fresco, attuale e soprattutto estremamente vivo e pulsante di passione ed emozione.

C’è un fil rouge che si dipana nell’opera di Pozzobon che è quello di ricerca, incessante della comunicazione immediata tramite la pura forma, la quale è forma visibile e fruibile nell’emozione che comunica da tutti coloro che ne vengono in contatto. Infine l’arte di Giovanni è trasparente, facile e comunicatrice, è un’opera che comunica senza spiegazioni, poiché si rivolge direttamente alla mente di chi la guarda, si collega all’osservatore tramite non di più di ciò che è. É un’arte universale, che parla una lingua la quale è il minimo comune denominatore dell’uomo: la lingua dell’emozione, parlata da ogni uomo nel suo inconscio. Così scrive l’artista riguardo la sua personale idea di Arte: “Credo poi in un’arte inconscia. Un’arte, oserei dire, surrealista, dove il mondo dei sogni la fa da padrona. Tutto ciò perché solo tramite questo mondo possiamo attingere alle vere emozioni che possediamo e che abbiamo bisogno di concretizzare. Oltre a ciò perché credo in un mondo dei sogni, condiviso tra ogni essere umano, e quindi la possibilità di attingere a un’arte profonda e liberatoria che permette all’osservatore di immedesimarsi in essa e alienare le sue pesanti emozione sostituendole con il loro dolce ricordo e di conseguenza sollevandolo, se non curandolo, dai suoi mali.”

Giovanni Pozzobon, "Senza titolo"

LUGLIO : CHIARA CALORE

CHIARA CALORE

È una giovane artista padovana. Sin da piccola è stata fortemente influenzata, dai fratelli e dai suoi familiari, dall’arte, grazie ai quali ha potuto immergersi appieno in questo campo. Con la sua formazione, presso il Liceo Artistico P. Selvatico di Padova e come aiuto restauratrice, è riuscita ad apprezzare le varie tecniche artistiche, ma soprattutto a farne una propria: la pittura. Proprio con la pittura vuole farci entrare nel suo mondo e mostrarci come lei vede il mondo, utilizzando forti contrasti, giochi di colori e pennellate corpose.

I soggetti che più predilige sono donne, cercando di mostrare l’aspetto più dolce, puro e affettuoso che solo la donna può donare. Inoltre, dipinge soggetti che rimandano alla natura, sia animali che vegetali, per ricondurre l’osservatore all’aspetto più primitivo e semplice della vita. Ha lavorato presso lo studio di una professoressa d’arte che oltre ad averle fatto da guida, l’ha accompagnata sino alla realizzazione della prima mostra personale: un’esposizione che ha avuto luogo a Verbania dove la pittrice ha potuto esporre le sue quattro opere migliori. Da settembre 2015 frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Venezia.

Chiara Calore, "Autoritratto allo specchio"

AGOSTO : DANIELE COSTOLA

DANIELE COSTOLA

È un giovanissimo fotografo classe 1996. Durante il liceo un corso di fotografia accende in lui la passione che dopo il diploma lo porterà ad iscriversi all’istituto di fotografia e arti visive. I suoi lavori rientrano nella famiglia della fotografia minimalista, che si caratterizza per l’estrema semplicità, ma non banalità, dei soggetti e per la preziosa cura che viene messa nei dettagli. La bellezza delle foto si nasconde nella carta patinata in storie semplici, pulite ed uniformi.

La realtà si presenta con l’interpretazione da lui data tramite la ricerca costante di un’armonia tra forme e spazi. Si catturano le nascoste interazioni tra colori, strutture e oggetti. La fotografia “A couple of hands” è stata scattata nel laboratorio della Tipografia Toffanin. Lo scopo era realizzare immagini che raccontassero al meglio l’anima e il cuore dell’azienda. Il dettaglio del guanto che riposa tra gli scaffali vuole narrare la sapienza e la cura che risiedono nelle mani dei nostri artigiani. I pochi elementi presenti rendono la foto piuttosto sintetica, ma non banale, e vogliono dare l’idea di una rappresentazione pulita e ordinata.

Intervista a Daniele

Daniele Costola, "A couple of hands"

SETTEMBRE : FABIO POZZANI

FABIO POZZANI

Nasce a Padova il 28 settembre 1994. La sua carriera artistica inizia tra i banchi di scuola del Liceo Artistico A. Modigliani di Padova, quando decide, in accordo con altri coetanei, di creare un collettivo unito dalla passione per il writing. Negli anni sviluppa la sua conoscenza in materia, approfondendo i concetti della gestualità nell’arte, un’arte che non permette il contatto diretto con la superficie da trattare. Ricco, forse inconsciamente, di quelle filosofie orientali che vedono nella creazione del gesto artistico l’essenza stessa dell’arte, cerca continuamente di evolvere il proprio stile tramite la continua rielaborazione delle lettere che compongono il suo nome, distaccando completamente il significato rappresentativo che un nome irrimediabilmente porta con sé.

Villa di Barbano, opera eseguita su commissione e volta a rinnovare tre muri perimetrali di una torretta vittima dei continui attacchi di vandalismo, trasformando un’arte che normalmente nasce come deturpazione, se pur innocente e mossa da una valida motivazione, in arte riqualificatoria. L’ispirazione è, come si direbbe oggi, a Km 0 in quanto arriva direttamente dalla villa veneta che svetta di fronte al muro.

Fabio Pozziani, "Villa di Barbano"

OTTOBRE : ELEONORA SIMEONI

ELEONORA SIMEONI

Nata il 7 Luglio 1995 a Bassano del Grappa, ha conseguito il diploma presso il liceo artistico G. De Fabris di Nove e nel 2015 si è iscritta al corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove studia tutt’ora. Ha pubblicato con la rivista “Illustrati” e “Lahar Megazine”, per poi partecipare alla fiera del libro di Bologna 2015 nella sezione “La Biblioteca come conversazione”. I suoi disegni e illustrazioni sono caratterizzati da un segno grafico delicato ma espressivo, ricercato e allo stesso tempo decorativo, derivante dalla passione per le opere espressioniste e in stile Liberty.

Lo stile di Eleonora è in continua evoluzione ma mantiene l’uso della graffite come costante. L’emotività e i sentimenti in generale sono ciò che maggiormente cerca di far emergere dai propri disegni, la sua è infatti una ricerca che affonda le radici nel mondo dell’infanzia, in quello dei ricordi lontani; l’uso di materiali “vecchi” come le carte rovinate quali supporto al disegno agevolano il trasparire delle emozioni e dei sentimenti, il più delle volte nostalgici e malinconici. I soggetti che maggiormente predilige raffigurare sono bambini, figure femminili, episodi della vita quotidiana ispirati dalle opere degli illustratori Benjamin Lacombe, Monica Barengo, Nicoletta Ceccoli o fumettisti come Cyrill Pedrosa.

Intervista ad Eleonora

Eleonora Simeoni, "Ritratto di donna"

NOVEMBRE : DANIELE COSTA

DANIELE COSTA 

Daniele Costa nasce il 7 maggio 1992 a Castelfranco Veneto. Ha conseguito la Laurea di primo livello in DAMS presso l’Università degli Studi di Padova nel 2015 per poi intra- prendere gli studi attuali al corso biennale di Arti Visive, presso Iuav di Venezia. Diverse sono state le esperienze di Costa in campo artistico. Nel 2013 è stato assi- stente video-sonoro di Michele Piovesan per il Museo Nazionale della Scienza in una reinterpretazione sonora in omaggio a Carmelo Bene. Nello stesso anno è stato ad- detto al lavoro di archivio fotografico con Michele Piovesan, per le opere di Gianni Bru- samolino. Nel 2014 ha collaborato alla formazione e alla crescita di ASA (Art As Art), collettivo artistico di performance relazionali sperimentali. Nel 2015 ha preso parte alla performance Überschuß, ha curato Foto e video con Giu- lio Favotto per l’intervista a Jonas Mekas in occasione della 56a Biennale di Arti Visive di Venezia e ha preso parte al laboratorio arti visive 1 con Antoni Muntadas per “The imaginary museum of the visitors’ passage”. Nel biennio 2015-2016 ha preso parte inoltre a numerosi workshop con personalità quali: Rene Gabri and Ayreen Anastas, Angela Vettese, Chiara Gaspardo, Corinne Maz- zoli, Gianluca D’incà Levis, Gianni Filideu, Antoni Muntadas e Alessandra Messali.

“Artista”, questa è la parola che forse più detesta Daniele quando si va a etichettare la sua figura e “Arte” è la parola che non tollera quando si vuol definire il suo operato. Tutto ciò che Daniele crea tramite i suoi mezzi espressivi (quali video, atti performativi) sono esperienze, parti di esistenza, frammenti dell’uomo che ad esso appartengono, ma che rimangono sconosciuti all’uomo stesso. Sono frammenti di vita che vengono da Daniele studiati meticolosamente per lunghi periodi fatti di riflessione ed elaborazione. Lunghi tempi di gestazione che vanno poi a dar vita a pochi minuti impregnati, gocciolanti di contenuto, il quale è espresso in forma pulita, facile, sintetica e straripante allo stesso momento. Lo studio preliminare alle creazioni di Costa è continuamente spalleggiato da figure specializzate nei più disparati campi del sapere e che accompagnano l’elaborazione concettuale del suo operato a delle basi scientifiche, solide, empiriche che sostengono fino alla realizzazione del “prodotto” le tesi di ciò che Daniele vuole dimostrare e mostra- re tramite i suoi mezzi d’espressione. Un lavoro meticoloso, certosino, un metodo scientifico sperimentale applicato all’espe- rienza artistico-visiva quello che Costa utilizza per dar vita a ciò che desidera e ha biso- gno di mostrare.
I suoi soggetti sono dati di fatto, frammenti empirici dimostrabili che lui de- scrive a tutti gli effetti imprimendo loro un significato che va oltre al mero dato scientifico.

Daniele Costa, "Sight"

DICEMBRE : VALENTINA GRAZIUSO

VALENTINA GRAZIUSO

Nata il 19 Giugno 1992 a Camposampiero, consegue il diploma presso l’Istituto tecnico-linguistico P. Scalcere proseguendo poi gli studi presso l’Università di Padova, dipartimento di Studi Linguistici e Letterari. Nonostante la formazione lontana dal campo artistico, Valentina si è sempre dilettata fin dall’infanzia con “matite e pastelli colorati”, continuando a coltivare questa passione fino al presente, passando da una fase di ritrattistica classica con matite e carboncini al digitale, con illustrazioni e disegni che nel 2015 l’hanno fatta arrivare tra i finalisti del Premio Lynx patrocinato dall’associazione triestina “Il Sestante” con l’opera “Light Will Defeat Darkness”, che è poi stata esposta a Trieste, Aidussina e Livorno. Nello stesso anno, l’illustrazione digitale “1915-Vertigo” è stata scelta tra le finaliste del concorso “Il Sigillo” indetto dall’università Popolare di Padova, ed esposta nel Palazzo della Gran Guardia in piazza dei Signori.

Dopo questa fase, dall’artista stessa definita come “digitale”, che comunque porta avanti per lavori e collaborazioni che lo richiedono, Valentina decide di dedicarsi esclusivamente ai mezzi tradizionali, riscoprendo in questo modo «la morbidezza della gomma pane, le sfumature della grafite, il buio pesto di carboncini e inchiostro, e la vivacità di acrilici e oli». Le principali fonti d’ispirazione per la sua arte sono i paesaggi, luoghi e persone visti durante i viaggi, soggetti che gli permettono di sperimentare varie tecniche artistiche in un continuo mutare di forme e composizioni. L’opera “Öö silmad” (Gli occhi della notte), un olio su cartone con base acrilica, vede due soli puntaspilli luminosi quali occhi di una notte buia; due piccoli lumi che personificano il volto di una distesa notturna. «Ho voluto rappresentare questa idea con spatolate di colore blu, sovrapponendole e creando spessore sia agli occhi che al tatto».

Valentina Graziuso, "Gli occhi della notte"